STEFANO RAGAZZO

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Cosa significa parlare di alpinismo al Trento Film Festival

Cosa significa parlare di alpinismo al Trento Film Festival

Il 25 aprile sono stato invitato al Trento Film Festival in occasione della presentazione del libro Le vie dei sogni, un progetto che raccoglie storie di alpinismo, esplorazione e ricerca personale.
Essere presente all’interno di questo libro, e parlarne in uno dei luoghi simbolo della cultura della montagna, mi ha fatto riflettere su una cosa: oggi l’alpinismo non appartiene più soltanto alle pareti.

Per molto tempo le grandi salite vivevano quasi esclusivamente dentro il mondo dell’alpinismo stesso. Riviste specializzate, racconti tra climber, festival di settore. Oggi invece qualcosa sta cambiando. Sempre più spesso mi capita di vedere persone lontane dalla montagna interessarsi a storie che parlano di esplorazione, rischio, solitudine, decisioni prese sotto pressione e ricerca personale.

E forse il motivo è semplice: certe esperienze, anche se vissute in ambienti estremi, parlano di qualcosa che tutti riconosciamo.

Negli ultimi anni ho passato molto tempo tra Karakorum, Patagonia e Alpi, vivendo spedizioni e salite che hanno richiesto preparazione tecnica, adattamento e una grande componente mentale. Dalla solitaria di Eternal Flame sulle Trango Towers fino alla rope solo di Riders on the Storm in Patagonia, ci sono stati momenti in cui la montagna diventava molto più di una semplice scalata. Diventava un confronto diretto con i propri limiti, con la paura e con la capacità di continuare anche quando il controllo sembra sparire.

Ma la cosa che mi colpisce sempre di più è vedere come queste storie riescano a creare connessioni anche fuori dall’ambiente alpinistico. Durante festival, incontri o conferenze, spesso le domande non riguardano il grado della via o i dettagli tecnici della salita. Parlano piuttosto di gestione dell’incertezza, motivazione, libertà, fallimento, responsabilità e visione.

Credo che oggi il pubblico non cerchi soltanto l’impresa. Cerca autenticità.

Viviamo in un’epoca in cui molte narrazioni vengono costruite per sembrare perfette, veloci e semplificate. L’alpinismo, invece, continua ad avere qualcosa di profondamente reale. Non puoi fingere davvero quando sei solo su una parete nel mezzo di una tempesta, quando devi prendere decisioni importanti stanco, infreddolito e lontano da tutto. Ed è forse proprio questa dimensione di verità che continua ad attrarre le persone.

Per questo penso che eventi come il Trento Film Festival abbiano ancora un valore enorme. Non sono soltanto luoghi dove mostrare film o raccontare spedizioni. Sono spazi in cui l’esplorazione continua a generare domande, idee e connessioni tra mondi diversi.

La montagna, alla fine, rimane il punto di partenza.
Ma alcune storie riescono poi ad andare oltre la montagna stessa.

Credit foto: Trento Film Festival / Cristian Baldessari / Liber Manendez

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